fabio

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La Provenza, ed in questo caso parlo dell’area tra Nîmes, Avignon, Arles, St. Rémy de Provence ed in fondo verso il mare fino a Saint Marie de la Mer, quindi Camrague, è uno spettacolo di colori, profumi (aglio in particolare) e paesaggi naturali, certamente in estate, ma anche in inverno con una luce particolare.

Tra uno scorcio e l’altro, spesso usciti da un dipinto di Van Gogh, appaiono proposte gastronomiche sempre interessanti, difficilmente banali.

Mi piacerebbe raccontare una settimana di girovagare, senza tante descrizioni, ma con immagini, eloquenti e gustose.

Il “campo base” é costituito dal mitico Domaine  des Clos a Beaucaire, antica tenuta agricola ristrutturata in puro stile provenzale e divenuta una dimora del network Relais et Chateaux, gestita da Sandrine e David.

D’obbligo la visita ai vari mercatini tradizionali, tra i più belli quello di Arles del sabato mattina, oppure quello a Saint Rémy de Provence del mercoledì mattina.

Uno dei personaggi più incredibile, il venditore di ceci bolliti e di crema di ceci all’aglio, o la friggitoria itinerante di falafel ed altri fritti di tradizione araba ad Arles.

Per non parlare dei formaggi freschi, in particolare caprini, o dei banchi delle spezie, o delle olive condite o ancora dei saucisson a tutti gli aromi del mondo.

Gli scorci tra le case dei borghi, le botteghe, i platani inseriti in piazzette dal fascino antico, tutto questo si incontra nei villaggi tra le Alpilles e la Camargue.

Un antico Chateaux a Estoublon, produce un vino straordinario e Olio di categoria superiore, come il suo packaging originale ad alto valore aggiunto. Nella boutique si trovano prelibatezze del territorio e confezioni di straordinario fascino.

Se poi arrivate davvero fino alla costa sud della Camargue, attraversando risaie, allevamenti di tori e recinti di cavalli bianchi, troverete paesaggi incantati tra glibacquitrini e il mare, regno incontrastato di fenicotteri e gru.

Metti una sera, prima di Natale, a cena con l’amico Paolo… Si, Paolo Massobrio, e cenare con lui significa che lui ordina anche per te, che condividi ogni piatto con lui e lui con te, che bevi bene e più di una etichetta, che fotografi ogni piatto per non fare quello che sta con le mani in mano mentre lui immortala ogni portata, che alle 22.30 in punto ti alzi da tavola, perchè questa è la sua Regola, e gli sei grato per la serata goduriosa, ma soprattutto per la sua amicizia.

La scelta è caduta su Cà Vittoria a Tigliole d’Asti, elegante ristorante condotto oggi dallo chef stellato Massimiliano Musso, che ha ereditato la conduzione della cucina dalla mamma Alessandra e dalla nonna Gemma, già stellata nel 1997.

Cena straordinaria, una carellata di piatti creativi, di amouse bouche stupefacenti, di materie prime straordinarie alla base di tutte le preparazioni: non voglio raccontare tutti i piatti, andate e provate…

Cito solo e poi allego foto: Agnolotti gobbi alle tre carni al burro d’ lsigny dop, Gnocchi di patata viola , blu del Moncenisio e verdurine dell’orto, Coniglio carciofi d’Albenga e liquerizia, Baccalà e verdurine in carpione dell’orto, e poi un assaggio di tutti i dessert fantastici di Massimiliano.

Una citazione d’obbligo per il panettone artigianale sfornato da Cà Vittoria e creato con farine di alta qualità, lievito naturale, burrosissimo e soffice come non mai… insomma indimenticabile!

Grazie Paolo, esperienza radiosissima!

E complimenti alla famiglia Musso, non dimenticando Valentina, moglie sommelier di Massimiliano in attesa del loro primo figlio!

 

I Ristoranti POP sono quei Ristoranti appunto popolari, cioè legati alla tradizione gastronomica del territorio, e che ne hanno mantenuto tutta la classicità negli anni; mai sono cambiati anche negli arredi, con tanto di perlinati, vecchie credenze, sedie démodé e quadri di autori improbabili alle pareti.
Sono sempre pieni, sono i Ristoranti della domenica, del pranzo più che della cena, situati in città o al massimo appena fuori porta.
Sono anche i posti del banchetto di Comunione (di famiglie tradizionali), o dove i nonni festeggiano le nozze d’argento.
Ma attenzione: non sono trattorie, hanno l’ambizione o il passato del ristorante, con i camerieri in camicia bianca e possibilmente giacca e papillon nero.
Il vino è sempre in bottiglia, mai in caraffa, e spesso l’etichetta è quella del ristorante stesso, fatta fare dalla Cantina del paese che fa ancora conto terzi.
Il servizio per molti piatti avviene al tavoli con camerieri dotati di vassoi e clip, ma sempre con uno stile, magari antiquato, ma elegante.


Difficilmente il Ristorante POP si è evoluto, e questo è un suo punto di forza: qui trovi piatti che non si servono più, perché non abbastanza di tradizione, e quindi ripresi da trattorie o Ristoranti di ricerca, o perché troppo classici e apparentemente scontati.
Il vero protagonista del Ristorante POP è il “patron” o la “Signora” a cui sempre segue un nome anche lui classicissimo.
Il Patron è l’anziano gestore, tipico restaurant man, aria distinta e burbera, mattatore della sala, torturatore di camerieri derelitti, riciclatore di ogni cosa in sala e in cucina, e di solito ha schiacciato la nuova generazione ad un ruolo di sottomissione e di collaborazione malmostosa, oppure provocando scelte di vita lontane anni luce da cucine e clienti.

La Signora, chiamiamola Maria per comodità, è invece di solito la regina della cucina, custode della ricetta tradizionale e della gestione di dispensa, cucina e suoi annessi lavoratori a cottimo.
La permanenza in cucina per quante ore ne consenta l’orologio e il fisico, ne fanno un essere pallido e untuoso, dotato di cappa bianca e strofinacci al seguito, ma sempre di grande polso e personalità.
Ovviamente la presenza di un Patron esclude automaticamente quello di una Signora Maria: uno esclude l’altra e viceversa per evidente e totale incompatibilità.
Il Ristorante POP ha il fascino della via di estinzione: difficilmente un Patron o una Signora vengono rimpiazzati da eredi o collaboratori. Il menu è una garanzia, uguale da anni seguendo variazioni scadenzate di stagione o feste comandate.
È in genere a buon prezzo, ma non troppo, e il conto arriva scritto a mano sulla schedina prestampata.
Adoro il Ristorante POP, perché tranne rare eccezioni, non tradisce mai, e ti offre un’esperienza vintage davvero entusiasmante (se sei attento ai particolari).

Passaggio al quartiere di Malasana, tipico centro storico sede di parte della movida madrilena, vero e proprio festival dl concept & design per locali e ristoranti, con una scelta ed una vivacità davvero notevole. Ed anche una buona qualità, almeno a giudicare dalla ricercatezza dei menu affissi all’esterno dei locali e delle sensazioni che a naso sono trasmesse passeggiando nelle stradine e sbirciando l’atmosfera dei vari locali.

Su consiglio di un’amica, decidiamo per Celso y Manolo, moderna vineria con tapas, dove abbiamo trovato una cura dei piatti davvero notevole.

Ampia scelta di tapas o raciones ( porzione più abbondante), passano attraverso un utilizzo di materie prime di qualità e benvalorizzate in menù, così come di una carta dei vini davvero interessante.

Ultima cena a Madrid al Lateral, moderna taperia in pieno centro, con grande atmosfera e glamour.

Selezione amplissima di tapas e stupendo menù per le intolleranze o allergie.

Ho assaggiato i carciofi fritti con le patate e una mitica tortilla, davvero morbida all’interno, ricetta classica con le patate. Anche notevole un tortino di tartare di avocado e salmone: freschissimo e saporito.

 

Questo è il mio primo resoconto sul blog di un viaggio (in questo caso di lavoro, abbiamo organizzato qui una conferenza Fintechstage), in cui le tappe gastronomiche sono state un elemento essenziale della trasferta, e dove i compagni di lavoro si affidano al “foodteller”, mi chiamano così con il sorrisino della presa per i fondelli, per mangiare bene.

La prima sera, stanchi morti dopo una giornata di allestimento, troviamo quasi per caso, vicino alla Stazione Chamartin, la Cerveceria de Pepe, un posto tradizionale, dalla cucina super gustosa e gestito dal mitico Pepe (appunto), che è un simpatico ometto che ti parla in spagnolo e ti sorride anche se è evidente che non stai capendo un cavolo, anche perché il suo è un castigliano stretto e criptico.

Oltre all’antipasto di jamon, chorizo e cheso (formaggio), abbiamo provato anche il bacalao con Olio e aglio, e una paella molto saporita, forse troppo ma buona, accompagnati da cerveza alla spina, secondo migliore tradizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tappa successiva non poteva che essere al Mercado San Miguel, mitico mercato coperto, regno dello street food madrileno, vicino alla centralissima Plaza Major. Oltre alla struttura assolutamente moderna e stilosa, è incredibile quanto cibo sia proposto con le esposizioni più accattivanti: si va dalle olive condite, alle croquetas ad ogni variabile di ogni gusto esistente, dalla birreria con le classiche tapas, fino all’enoteca con selezione di vini rossi spagnoli.